Polisportiva Santa Maria, Dentice: “Una squadra dal cuore infinito. Ho iniziato al Sudtirol, poi..”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Pietro Dentice, jolly difensivo classe 1995 arrivato nel mercato di riparazione. Originario di Torre Annunziata, può vantare diverse esperienze in C con Juve Stabia e Siracusa, e in D con Reggina, Akragas e Aurora Seriate. Quest’anno, invece, ha vestito nella prima parte di campionato la maglia del Pavia, prima di rientrare in Campania e sposare il progetto Polisportiva Santa Maria. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“Un’esperienza unica come ogni annata, anche se questa la devo paragonare a quelle annate stupende, importanti, perché quando hai l’obiettivo di vincere diventa tutto più bello!”

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“C’è una parola che possa racchiudere quello che siamo noi, e quella parola cuore, tanto cuore!”

Come nasce la tua passione per il calcio?

“Il calcio nella mia vita è sbocciato tardi, forse perché questa passione è iniziata per via di problematiche in famiglia e mi sono rifugiato in questo sport che poi è diventato ragione di vita. Ho iniziato a giocare a l’età di 12 anni, e l’anno dopo mi sono ritrovato ad abbandonare la mia famiglia per quello che poi è diventato il mio sogno”.

Qual è il tuo momento calcistico più bello?

“C’è ne sono tanti. Avevo 16 anni e venivo da un annata importante al Sudtirol, categorie allievi nazionali. Quell’anno iniziò la mia esperienza da terzino destro collezionando ben 8 gol, e iniziai a farmi notare dalla prima squadra militante in C1. Terminato l’anno, mi dissero che dovevo iniziare il prossimo ritiro con la prima squadra. Quando mi arrivó una chiamata quasi a metà luglio dal mio procuratore dicendomi che non facevo più parte del progetto prima squadra Sudtirol, io mi posi tante domande chiedendomi del perché questa decisione. Ma come ? Cosa è successo ? E il mio procuratore disse che ero statoceduto al Palermo! Mi ricordo ancora bene. Ero al mare, corsi da mia madre e gli dissi che dovevo prendere l’aereo, e lei senza sapere la squadra pianse a singhiozzo. Arrivò il giorno della partenza. Iniziai il ritiro impegnandomi al massimo, ma era già da un mese che mi portavo dietro una pubalgia cronica causata dai troppi minuti giocati nell’annata precedente tra Allievi e Beretti, e quindi dopo un paio di settimane di lotta per stare al passo se ne accorsero e non vollero puntare più sul mio acquisto. Un momento bello e duro. Mi rimboccai subito le maniche, e poi mi ritrovai in C due anni dopo vincendo un campionato D/C con l’Akragas e l’anno dopo ancora con il Siracusa. Quello che voglio dire è che i momenti brutti bisogna accettarli tanto quanto quelli belli, perché sono proprio quelli che poi ti spingono a raggiungere ciò che ti sembrava impossibile!”

A quale calciatore t’ispiri?

“Mi piace guardare Marcelo, Dani Alves, Cancelo, anche se penso che mi avvicino più alla caratteristiche di Letizia del Benevento”.

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Quando erano aperte mi piaceva andare in palestra. Ora come ora mi è rimasta solo la tv e ovviamente scherzare con mio figlio!”

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“La vita oggi ci ha fatto capire che non esiste forza economica, non esiste bellezza, non esiste il più e il meno. Forse da questa esperienza ne usciremo distrutti su tanti fattori, ma su una cosa sicuramente miglioreremo, ossia dare più valore a ciò che fino a ieri davano per scontato. Penso che nella vita i dolori sono sicuri, la felicità dobbiamo crearcela noi. Quindi non molliamo, che dopo la tempesta arriva sempre quel sole sperato!”

Proposte per ripartire, le scuole calcio salernitane fanno fronte comune

L’attuale stato di difficoltà, derivante dallo stato di pandemia dichiarato dalla OMS, ha accelerato i tempi per uno scambio di opinioni e progetti tra le varie realtà del territorio calcistico giovanile salernitano.

É per questo motivo che, al fine di salvaguardare e far ripartire il “movimento calcio” dello sport di base nella Provincia di Salerno, le società Assocalcio Terzo Tempo, Cilento Academy, Feldi Eboli, Fevian Soccer, Luca Fusco Soccer Academy, Millenium Calcio Salerno, Polisportiva Nikè, Polisportiva Santa Maria Cilento, Sporting Club Picentia, Scuola Calcio Spes Battipaglia, hanno raggiunto una comunione di intenti.

Lo scopo principale sarà quello di creare un fronte comune per raccogliere le preoccupazioni e le problematiche, derivanti dal terribile momento che stiamo vivendo, le proposte di innovazione, di riforma e di sviluppo del movimento, in modo da esporle nelle sedi territoriali competenti e opportune.

Il lavoro di squadra e il confronto, mai come ora, devono essere gli elementi indispensabili per poter programmare il futuro.

Polisportiva Santa Maria, Morena: “Ho un debole per i calciatori di classe. A Perugia la mia esperienza più bella”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Vito Morena, centrocampista classe 2001 confermato dopo le buone prestazioni della passata stagione. Il centrocampista giallorosso, inoltre, può vantare esperienze anche nel settore giovanile del Perugia. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“Un’esperienza che va ormai avanti da due anni, senza contare anche il settore giovanile dove ho imparato tanto per la mia crescita. Un’ottima società che ti fa crescere con tranquillità e nel modo giusto”.

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“Quest’anno siamo un’ottima squadra affiatata, ma credo che le qualità di ognuno di noi messe al servizio della squadra facciano la differenza”.

Come nasce la tua passione per il calcio?

“Non c’è un evento in particolare che mi ha fatto appassionare a questo sport. So soltanto che sono nato con un pallone tra i piedi”.

Qual è il tuo momento calcistico più bello?

“Il mio momento calcistico più bello fino ad ora che non potrò mai dimenticare è senza ombra di dubbio l’esperienza che ho fatto a Perugia. Lì ho avuto l’opportunità di fare qualche rifinitura con la prima squadra con giocatori come Diamanti e capire cosa significhi professionismo”.

A quale calciatore t’ispiri?

“Ho un debole per i calciatori di classe e fantasia che con le loro giocate estrose spiazzano tutti. Il mio esempio è Thiago Alcantara”.

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Quando non mi alleno faccio un po’ di tutto, specialmente in questo periodo cerco di tenermi occupato”.

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Il mio messaggio attuale per il periodo difficile che stiamo vivendo è di resistere e sopratutto di rispettare le regole per il bene di tutti”.

Polisportiva Santa Maria, D’Angolo: “Società ambiziosa. Amo il calcio grazie ad Adriano, ma Messi è il mio idolo”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Liberato D’Angolo, ala d’attacco classe 2000 arrivato quest’estate dal Sorrento. Il ragazzo, oltre all’esperienza nella meravigliosa Penisola Sorrentina, ha vestito anche le maglie di Juve Stabia U19 e Savoia. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“Le ambizioni, la serietà , la competenza di questa società, guidata dal nostro presidente Tavassi e la qualità della rosa hanno reso semplice la mia scelta di approdare qui a Santa Maria. Il direttore e il mister non hanno fatto altro che confermare le mie aspettative. Sono arrivato affamato di vittorie e fiducioso di poter essere un’arma in più a disposizione di questo gruppo, che nel corso del tempo, grazie ad un ottima preparazione di uno staff di un’altra categoria, si è rivelato davvero l’arma vincente di questa squadra”.

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“La nostra solidità è emersa sopratutto nei momenti di difficoltà che ci hanno permesso con maggiore forza di ottenere gli attuali 5 punti di vantaggio sulla Palmese prima che ci colpisse questa pandemia”.

Come nasce la tua passione per il calcio?

“Il mio unico giocattolo sin da piccolo è sempre stato il pallone. All’età di 4 anni ho cominciato a frequentare la scuola calcio, in particolare in tv non ho mai fatto altro che guardare partite di calcio di qualsiasi campionato e Nazione”.

Qual è il tuo momento calcistico più bello?

“È il mio secondo anno tra i “grandi”, quindi non ho accumulato ancora tanti ricordi, ma senza dubbio il mio primo gol in D è uno di quelli che porterò sempre nel mio cuore, per importanza e bellezza . Un altro ricordo indelebile è il campionato nazionale giovanile vinto con la Juve Stabia che mi ha anche permesso di essere il capocannoniere. Ultimo ma non ultimo è l’uno a zero firmato a Palma Campania”.

A quale calciatore t’ispiri?

“Ho iniziato ad amare il calcio grazie ad Adriano, ma il mio idolo è sempre stato Leo Messi, che è il calciatore al quale mi ispiro ma con la consapevolezza che fa parte di un altro pianeta”.

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Quando non mi alleno, studio e sto con i miei amici in giro per la mia Pompei, aspettando e fremendo di ricominciare”.

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“In questo momento così delicato per noi tutti, non posso far altro che dire di tenere duro perché la vita andrà avanti e ne usciremo diversi, ma più forti di prima”.

Polisportiva Santa Maria, Gargaro: “A quattro anni il primo pallone. Entrare a Trigoria è stato emozionante”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Danilo Gargaro, terzino destro classe 2001 arrivato quest’estate. Il laterale difensivo, in passato, ha avuto modo di crescere e maturare nel settore giovanile di Paganese e Avellino. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“L’esperienza alla Polisportiva credo sia stata molto positiva. Ho avuto una grande crescita grazie ai miei compagni e allo staff tecnico”.

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“L’arma vincente di questa squadra è sicuramente il gruppo. Di solito ci sta sempre astio tra grandi e under, ma qui no. I grandi sono sempre pronti a darci consigli per farci migliorare”.

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio nasce grazie a mio padre. Al mio quarto compleanno mi regalò un pallone e da lì in poi non mi ci sono più staccato”.

Qual è il tuo momento calcistico più bello?

“Il mio momento calcistico più bello finora è quando con l’U15 della Paganese siamo arrivati ai play-off e al primo turno abbiamo incrociato la Roma. Entrare a Trigoria è stata un’esperienza bellissima”.

A quale calciatore t’ispiri?

“Non ci sta un calciatore a cui mi ispiro, ma se devo dirne uno dico Dani Alves”.

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“In questo periodo di quarantena, quando non calcio un pallone, cerco di impegnare il mio tempo studiando e mantenendo la forma fisica per un’eventuale ripresa del campionato”.

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Il mio mesaggio per la Nazione in un momento così delicato è quello di rimanere a casa e di prendere tutte le precauzioni necessarie, così da poter tornare al più presto a fare ciò che ci piace”.

Polisportiva Santa Maria, Di Mauro: “La doppietta al Carrano la mia gioia più bello. Lewandowski è il mio modello”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Marco Di Mauro, attaccante classe 2002 cresciuto nel settore giovanile giallorosso. Il giovanissimo Di Mauro, inoltre, è reduce da buoni anni di apprendimento passati nel settore giovanile della Salernitana. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“Sicuramente una nuova esperienza, visto che non avevo mai partecipato a un campionato del genere. Oltre a questo, sono entrato a far parte di un gruppo vincente e di una società vincente. Ho ricevuto sempre il massimo da entrambi”.

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“L’arma vincente della squadra è sicuramente il gruppo. Siamo molto uniti, e grazie al legame che si è venuto a creare tra ognuno di noi siamo riusciti più volte a risollevarci da situazioni difficili”.

Come nasce la tua passione per il calcio?

“E’ una passione che mi ha trasmesso mio fratello. In famiglia è l’unico, insieme a me, ad aver praticato questo sport. E’ una passione che coltivo da quando ero bambino, anche se non è stato il primo sport che ho praticato”.

Qual è il tuo momento calcistico più bello?

“Il momento più bello l’ho avuto ai quarti di finale dei playoff del campionato regionale 2016/17 nella gara di ritorno che si è disputata al Carrano. Abbiamo vinto 2-0 con una mia doppietta, ma la cosa più bella è che avevamo una cornice di pubblico notevole nonostante si trattasse di un campionato giovanile”.

A quale calciatore t’ispiri?

“Il mio calciatore preferito è Lewandowski. M’ispiro sicuramente a lui”.

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Vado ancora a scuola, quindi le ore che dedico agli allenamenti cerco di impiegarle nello studio, ma trovo sempre un pò di spazio per i videogiochi”.

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Dobbiamo essere tenaci e fare tesoro di tutto quello che è accaduto, che sta accadendo e che accadrà per non riprendere delle abitudini negative che nella vita di tutti i giorni non ci accorgevamo di avere. D’altronde non tutti i mali vengono per nuocere. Bisogna resistere ancora un pò, i bei momenti ritorneranno”.

Polisportiva Santa Maria, Paragano: “L’esordio a Cervinara è stato bellissimo. Il tennis è la mia seconda passione”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Davide Paragano, difensore centrale classe 2002 cresciuto nel settore giovanile giallorosso. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“La mia esperienza con questa maglia è iniziata da bambino, partendo dai primi calci fino ad arrivare alla prima squadra. E’ stata una bella emozione entrare a far parte della squadra del mio paese per la quale ho sempre tifato sin da bambino”. 

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“Questa squadra fino ad oggi si è dimostrata encomiabile sotto tutti gli aspetti, ma se devo dire un suo punto di forza dico sicuramente la perseveranza che ci ha permesso sempre di andare avanti senza mai fermarci, e ciò è stato possibile grazie al grande gruppo che si è creato”.

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio è nata sicuramente in mezzo a una strada con i miei amici, e guardando le partite con mio padre. Poi, con l’iscrizione alla scuola calcio da bambino, è nato un vero e proprio legame con questo sport, e credo che durerà ancora a lungo”.

Qual è il tuo momento calcistico più bello?

“Penso che il mio momento calcistico più bello finora è stata la mia prima partita da titolare contro  il Cervinara. Nonostante la sconfitta provai veramente delle fortissime emozioni”.

A quale calciatore t’ispiri?

“Il calciatore a cui mi ispiro è Sergio Ramos. Oltre ad avere qualità tecniche, tattiche e fisiche penso che sia uno dei calciatori con più personalità e carisma nel suo ruolo, e ciò gli permette di influenzare un’intera squadra”.

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Quando sto lontano dai campi mi dedico soprattutto al tennis, un’altra delle mie passioni coltivata sin da bambino. Per il resto mi piace stare con gli amici e la famiglia”.

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Il messaggio che posso dare è quello di non piangerci addosso ma sfruttare al meglio tutto questo tempo che abbiamo a disposizione, e se continuiamo a rispettare le normative imposte torneremo sicuramente a vivere la nostra vita in piena libertà”.

 

Polisportiva Santa Maria, l’esperienza di Di Giaimo: “Investimenti mirati per continuare a crescere. Ho avuto tante esperienze che non potrò mai dimenticare”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori, e anche chi fa parte del settore giovanile giallorosso. Oggi tocca a Luigi Di Giaimo, direttore dell’area tecnica dei giallorossi. Di Giaimo nella sua lunga ed importante carriera da calciatore ha espresso tutto il suo talento con le maglie di Nocerina, Paganese, Cosenza, Taranto, Cavese e Salernitana, portando a casa spesso e volentieri degli ottimi risultati. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria.

“Tutto sta andando molto bene, anche perchè essendo il primo anno ho dovuto capire qualche meccanismo. Molto bene tutta la parte ambientale che comprende il presidente, il direttore, Carmine Di Napoli, Domenico Giannella, tutti ragazzi che con me hanno iniziato a fare calcio. A me piace rispettare i ruoli, perchè in una società è fondamentale. La Polisportiva è una buona società per la categoria, anzi, è ottima. Ad avercele in altre categorie società così. L’organizzazione c’è, ma c’è sempre da migliorare come in tutte le cose, però le competenze ci stanno. Io mi trovo bene perchè una buona famiglia, le cose vanno bene e possono migliorare”.

Qual è l’arma vincente, secondo te, per la costruzione di un settore giovanile fruttuoso ed efficiente?

 “Tutti gli addetti ai lavori sanno che bisogna migliorare la parte organica, soprattutto la parte medica e posturologa. E’ tutta una situazione di mettere insieme quello che fa migliorare la struttura organica dei ragazzi. Tutto sta nel trovare i ragazzi, lavorare sul posto, perchè Santa Maria ha avuto la sfortuna di stare ferma 5-6 anni per via della situazione stadio, però fortunatamente hanno mantenuto la scuola calcio. Intorno alla struttura che ho detto in precedenza, tutto ciò che aiuta la crescita fisica del ragazzo è importante. Lo fanno crescere, e gli danno poi la mentalità giusta. Chi ha giocato a calcio sa come funziona, perchè per praticare questo sport ci vogliono le attitudini giuste. E’ vero che è un gioco, però, quando la società investe vuole vedere anche risultati, e io penso che se il Santa Maria riesce a produrre qualche giocatore importante è una grossa soddisfazione per tutto l’ambiente. Bisogna fare in modo che la società investe in maniera mirata. All’inizio è normale che s’investe, poi sarà il tempo a parlare. Se uno lavora con la serietà dovuta, non ci saranno problemi. Santa Maria di Castellabate ha anche il confitto. Una società di Eccellenza che dispone di un’elemento così significa che le cose vogliono essere fatte in una certa maniera e criterio. Il Comune di Castellabate è un’ambiente dove ti lasciano lavorare. Però, poi, ci vuole la guida anche di altre situazioni, perchè il calcio dev’essere importante per chi lo fa, però il ragazzo deve vivere la sua vita tranqulla, non dev’essere assillato nel diventare per forza un giocatore. Qui si parte sempre che è un gioco, poi ci sono da verificare tante altre cose con la crescita. La passione, l’amore, la professionilità che bisogna mettere a disposizione a fargli capire che fare il calciatore non è solamente giocare a calcio, ma anche comportamenti, lo studio, la famiglia. Oggi, se non sei capace a mettere nel cervello le nozioni scolastiche ti ritrovi senza istruzione a una certa età. A vent’anni, dopo che hanno sfruttato la regola degli under, in qualsiasi categoria ti trovi disoccupato e senza una cultura. Noi dobbiamo accompagnare questi ragazzi a una vita oltre il calcio, poi se sboccia il calciatore siamo felicissimi. C’è da migliorare in queste cose, perchè tutto funziona così. Dobbiamo avere un punto di riferimento dove loro devono essere istruiti con tutte le direttive di questo mondo. Dobbiamo perfezionare la società civile attraverso i ragazzi. Per fare tutto ciò servono gli investimenti, e io penso che Tavassi finora lo ha dimostrato. Avessi avuto io questa fortuna quando ho smesso di giocare tanti anni fa. Ho sempre definito Castellabate un punto importante per la tranquillità e la crescita dei giovani. Tavassi ha fatto una mossa molto intelligente da imprenditore serio. Questa è una società che non ti fa mancare assolutamente niente”.

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio nasce che all’età di 4-5 anni, siccome sono nato sulla spiaggia del Pozzillo, davanti a me avevo solamente la spiaggia. D’estate venivano i turisti e lasciano i palloni in nostra custodia per l’anno dopo. Però questi palloni non stavano mai fermi, perchè erano sempre tra i miei piedi e quelli dei miei compagni. E’ una passione nata spontaneamente. Il calcio è un gioco libero, vai su un campo grande 6-7mila metri quadrati, e tu devi trovare lo spazio per essere libero di dribblare, non farti prendere la palla. E’ una cosa innata, l’ho fatta dal primo momento. Poi è nato questo calcio che mi ha appassionato sempre di più. Da noi nel periodo invernale non c’era tanta compagnia. I muri mi hanno fatto da maestro, e ho migliorato la tecnica. Arrivava il periodo estivo e giocavamo sempre sulla spiaggia. Quella tecnica, poi, è stata acquisita man mano che si facevano i movimenti, la coordinazione. Tutto un lavoro automatico. Di conseguenza, poi, quando ho iniziato a giocare e sono andato su un campo di calcio a Santa Maria a 14-15 anni la prima volta gli spazi erano tanti e le difficoltà ci sono state agli inizi, però poi la tecnica è venuta fuori e l’ho sempre coltivata. Questa passione c’è stata fino all’ultima partita che ho disputato a 35 anni. La domenica non vedevo l’ora di arrivare a quella partita importante. Ho dovuto combattere per conquistarmi sempre il posto, non mi sono mai sentito tranquillo di essere titolare. Anche quando ero capitano di una squadra sentivo sempre il momento che qualcuno prendesse il mio posto. Quella situazione lì mi faceva stare sempre meglio, ed è stata una mia fortuna perché era un’autostima che avevo, e di conseguenza gli altri la vedevano in positivo nei miei confronti e mi davano la massima fiducia. Mi ero posto un traguardo, ossia quello di giocare fino a 40 anni, ma a causa di un’infortunio ho smesso, anche se dopo di esso ho avuto qualche altra richiesta. Io, però, mi sono voluto fermare anche per una questione di dignità. Non potevo andare in un posto e giocare solamente tre partite. Ancora oggi vivo questa forte passione: non riesco mai a vedere una partita di una squadra che mi interessa perché sono preso interiormente, vorrei essere lì a duellare in mezzo al campo. Quando ho fatto l’allenatore ero un diluvio dentro e fuori, ma non perché io gridassi, ma perché è proprio una questione caratteriale. Ero turbolente fino al momento in cui l’arbitro non dava il fischio d’inizio. Come arrivava il fischio ero alla normalità assoluta per giocare la partita. Il calcio mi ha dato amore, passione, denaro per farmi una famiglia, amicizie e tanto altro ancora. Ho sempre rispettato il calcio, quello vero e passionale, a differenza di questo moderno che lascia un pò a desiderare per via di diverse questioni”.

Qual è, secondo te, l’aspetto più importante da trasmettere ai ragazzi?

“Passione, fargli capire che il calcio tramanda altre cose. Il calcio ti fa rispettare tutti quelli del mondo esterno. Loro devono sentirsi fortunati a stare in un campo di calcio dove hanno tutta una squadra che lavora per loro, perché ci sono altri ragazzi più sfortunati e bisognosi che stanno in ospedale. Non è un sacrificio, ma bensì un’amore verso un qualche cosa. Attraverso il calcio devono capire tutte le altre situazioni buone o negative. Il mio altruismo mi ha sempre portato bene. Io compio un gesto perché mi piace e voglio farlo, poi se lo stesso individuo ha il piacere di ricambiare è una cosa in più per me. Il rispetto e la dignità sono fondamentali. Questo è il calcio”.

In cosa bisogna migliorare in Italia per quanto riguarda la valorizzazione dei giovani?

“Purtroppo ci sono gli interessi di parte. Bisogna sempre migliorare l’apparato esterno, per l’apparato interno le Federazione devono dare più spazio alle persone che smettono di giocare. In Olanda e in Belgio i giocatori più anziani che finiscono di giocare stanno vicini ai Primi Calci. I bambini sono esseri che apprendono tutto quello che gli dai e fai per loro. L’esperienza vissuta in campo bisogna darla ai bambini mettendogli a disposizione tutto quello che hai imparato nel corso della tua carriera. Io ho ricordi di allenatori che mi hanno dato tanto. Un tecnico bravo offre sicurezza al bambino anche sgridandolo per spronarlo a migliorarsi e a correggere l’errore commesso. Bisogna preparare i ragazzi in un certo modo. Il calcio è carattere. Bisogna dare ai ragazzi cattiveria agonistica da utilizzare in campo.”

Cosa bisognerebbe instaurare, secondo te, per potenziare ancor di più il settore giovanile italiano?

“Ricordo il debutto in Serie C nel 1969 a Palermo. Ho iniziato a giocare a 19 anni. Il primo anno in C potevo fare già 15-20 partite con la Salernitana, però prima c’era sempre il problema del giovane. A Salerno eravamo tanti ragazzi bravi, ma giocavamo pochissimo. Io mi sono affermato a Salerno dopo che sono tornato a 30 anni, poi ho giocato a Pagani, Cosenza, Taranto e in altri posti. Ricordo bene l’esperienza che feci, l’emozione che avevo perché era la prima volta che giocavo davanti a un pubblico piuttosto numeroso. Di bello ho avuto anche l’esperienza di aver giocato in linea contro la Juventus di Platini, la vittoria del campionato a Pagani, il campionato vinto a Taranto in Serie B, lo stesso campionato cadetto che ci fu tolto a Nocera per una serie di questioni politiche. Le amicizie, gli avversari, il rispetto. Dopo tanti anni che ho smesso di giocare, ancora oggi saluto con piacere tutti gli amici che mi sono fatto in campo attraverso i social. In ogni società che ho giocato ho lasciato sempre il segno. Ho giocato a Pagani per quasi 7 anni vincendo quasi 2 campionati, perché nell’ultimo arrivammo secondi dietro al Bari. Pagani è una città che sotto l’aspetto sportivo e passionale non posso dimenticare, perché l’affetto che hanno dimostrato nei miei confronti è stato immenso, e io ho cercato sempre di ricambiarlo con la mia professionalità. Però ripeto, l’incontro che ricordo con più piacere è quello con Platini. Ricordo che lui, quando venne sostituito, da grande professionista tornò indietro per venirmi a salutare a centrocampo. Questo fu un bel gesto di fair-play che non dimenticherò mai”.

 

Polisportiva Santa Maria, Coulibaly: “Il primo goal in carriera resta indimenticabile. Ho conosciuto grandi persone”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Kassoum Coulibaly, centrocampista ivoriano classe 1998 arrivato nella sessione di mercato estiva. Coulibaly, nella sua carriera, può vantare diverse presenze in Serie D con le maglie di Ebolitana e Nocerina. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“La mia esperienza con la Polisportiva inzia in estate quando sono stato chiamato da mister Cavaliere, il preparatore dei portieri. Lui era già al secondo anno qui, e mi ha parlato del progetto della società. Ho accettato questa sfida per rimettermi in gioco, visto il brutto anno precedente che avevo vissuto. Sin dal primo giorno mi sono sentito a mio agio con lo staff e anche con i compagni”.

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“L’arma vincente di questa squadra è il gruppo, perchè nei momenti più difficili siamo riusciti a restare sempre uniti. C’è anche bisogno della qualità per stare dove siamo oggi”.

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio inzia quando da bambino. Mio padre era il presidente della squadra del nostro quartiere, e mi portava sempre con lui per vedere le partite. Crescendo così è stato facile innamorarmi di questo sport”.

Qual è il tuo momento calcistico più bello?

“Di momenti belli nel calcio non ne ho molti, però finora il momento più bello per me è stato il mio goal segnato contro l’Eclanese perchè è stato il primo che ho segnato da quando ho iniziato a giocare. Il primo goal è sempre indimenticabile”.

A quale calciatore t’ispiri?

“Non ho un calciatore alla quale mi ispiro, però se devo scegliere dico Yaya Youre perchè mi è sempre piaciuto”.

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Quando non gioco a calcio, visti i tanti anni che sono in Italia, ho avuto la possibilità di incontrare persone magnifiche che ringrazierò per sempre. Cerco di passare un pò di tempo con loro”.

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Il messaggio in un momento così delicato per tutta la Nazione è quello di restare a casa, con la speranza che finisca presto questa situazione in modo tale da ritornare tutti a fare quello che ci piace”.

Polisportiva Santa Maria, il giovane Federico si racconta: “Società da professionismo. Totti e Marchisio due modelli per me”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Cosimo Federico, centrocampista classe 2001 arrivato dal Benevento nel mercato invernale di riparazione. Prospetto molto interessante, ma con una sfortuna incredibile visto che in 4 anni ha subito ben 3 interventi al crociato. Una storia molto simile a quella di Giuseppe Rossi, ex attaccante di Parma, Villarreal e Fiorentina al quale la fortuna gli ha spesso voltato le spalle nonostante il suo enorme talento. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria

“La mia esperienza a Santa Maria è stata positiva, fatta eccezione per questo ennesimo infortunio. Ho trovato una società che con i dilettati non ha nulla a che vedere, società he merita il professionismo. Presidente, direttore, allenatore, magazzinieri e compagni che meritano solo applausi”.

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“L’arma vincente di questa squadra è il gruppo. Per vincere un campionato non si ha bisogno di 11 persone, ma bensì di 23 persone. Tra noi non c’è invidia, nello spogliatoio ogni giorno ti scappa sempre da ridere, e non nascondo il fatto che mi manca tantissimo. Lottiamo tutti insieme per lo stesso obiettivo”.

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio nasce a 5 anni grazie a mio padre, anche lui ex calciatore. Non è stato in categorie superiori, però ha fatto il settore giovanile con la Lazio fino a 17 anni prima che mio nonno lo andasse a prendere. Ha giocato per 4-5 anni in Serie D, poi ha smesso. Ogni passo mio ne fa uno anche lui. Mi segue ovunque, e anche grazie a lui riesco ad andare sempre avanti”.

Qual è il tuo momento calcistico più bello che puoi raccontarci?

“Il mio momento calcistico più bello è stato a 16 anni con il Benevento che per la prima volta andò in Serie B. Riuscimmo a conquistare i playoff A-B con l’U16”.

A quale calciatore t’ispiri?

“Il mio idolo sin da piccolo è Totti, però mi ispiro a Marchisio per i suoi inserimenti, per la sua qualità e quantità, anche se arrivare ai suoi livelli è un pò difficile”.

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Quando non calcio un pallone gioco con la PlayStation, guardo Netflix e ora sto studiando anche per patente, quindi mi mantengo impegnato”.

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Stiamo passando un brutto momento, ma sono fiducioso. Siamo italiani, e noi italiani usciamo vincenti sempre da tutto. Quindi, restiamo a casa per gioire il più presto possibile domani”.

 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this