Polisportiva Santa Maria, Landolfi: “Non potevo dire di no a questo progetto. Due grandi momenti nella mia carriera..”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca ad Gianmarco Landolfi, esperto difensore classe ’89 arrivato nell’importante campagna acquisti effettuata dai giallorossi in estate. Landolfi, oltre a numerose presenze in Serie D, ha dalla sua parte la dote dell’essere duttile, visto che Pirozzi lo alterna schierandolo sia da difensore centrale che da terzino da ambo le fasce. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“Con il direttore Guariglia abbiamo vinto il campionato a Battipaglia, e arrivata la sua chiamata non potevo dire di no. Mi ha chiesto di dare una mano a vincere il campionato, e sinceramente non ci ho pensato due volte. E’ stata una bella esperienza, con un gruppo fantastico composto da bravi ragazzi. Arrivata questa chiamata ho accettato, anche per mettermi di nuovo in gioco, perché mi sono fermato 8-9 mesi per problemi personali e sono andato a giocare in Promozione per risolvere le cose”.

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“L’ambiente e il gruppo. Il direttore e il mister hanno scelto prima gli uomini, e non solo i calciatori. Purtroppo quando devi vincere un campionato ci può stare che in un gruppo di 30 persone puoi trovare qualcuno che destabilizza un pò tutta la situazione, ma quest’anno sono stati bravi perché hanno portato calciatori bravi ed importanti a Santa Maria”.

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio nasce perché da bambino giocavo sempre sotto casa mia, avendo anche un grande spiazzale a disposizione. Anche mio fratello più grande giocava, e andavo a vedermi sempre le sue partite. Quindi mi sono detto perché non provare. Poi ci sono tante cose, come ad esempio di quando ti citofonano a casa per scendere, quando mancava qualcuno andavo io. Mi sono fatto coinvolgere. Il mio primo settore giovanile è stato ad Agropoli, dove ho fatto la mia prima presenza in Eccellenza a 14 anni. Poi a 15 anni mi prese la Cavese tramite il famoso torneo internazionale che si fa ad Agropoli, e sono stato lì fino a 16 anni per poi passare a Nocera con la Nocerina in Serie D”.

Qual è il tuo momento calcistico più bello che puoi raccontarci?

“Sono due. La mia prima presenza in Serie D con la Nocerina in casa contro l’Adrano di fronte a 5000 persone, e poi il campionato vinto ad Agropoli alla penultima giornata 3-2 in casa del Faiano. Eravamo avanti grazie al goal di Margiotta, poi 1-1, e poi il mio timbro personale per il sorpasso finale. Segnarono due agropolesi. Quello è stata la vittoria più bella. Con Margiotta, aggiungo, abbiamo giocato 3 anni insieme. Ad Agropoli abbiamo vinto il campionato, ad Eboli abbiamo vinto il campionato, e quest’anno a Santa Maria. Speriamo di fare tre su tre”.

A quale calciatore t’ispiri?

“Ce ne sono tanti, però mi piace molto Sergio Ramos per il il suo stile, carisma e grinta”.

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Sono vent’anni che gioco a calcio, quindi tutti i giorni sto sul campo. Però quando posso mi piace andare a pescare in estate, abitando praticamente vicino al mare. Mi piace rilassarmi in quel momento”.

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Momento delicato, ma purtroppo dobbiamo stare a casa. Qui ad Agropoli come movimento ultras abbiamo fatto anche un conto corrente per le persone più bisognose. E’ una cosa importante che mi inorgoglisce molto”.

 

Polisportiva Santa Maria, Calabrese: “Sono in una grande società. Il calcio deve trasmettere valori”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori, e anche chi fa parte del settore giovanile giallorosso. Oggi tocca a Damiano Calabrese, allenatore dell’U15 reduce da ottimi anni di lavoro nella Metis. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria.

“Se sei un tecnico e cerchi una società dove si possa lavorare in serenità, con un team di altissimo livello, circondati da persone cordiali e per bene, sicuramente la Polisportiva Santa Maria Cilento è una di quelle. Sono molto soddisfatto della mia esperienza in questa importante realtà ed in questo bellissimo paese; ho avuto la possibilità di svolgere il mio lavoro nel migliore dei modi, contribuendo alla costruzione del gruppo giovanissimi regionale Elite 2005, una squadra nuova e di prospettiva. Un gruppo composto da ragazzi educatissimi, con voglia di apprendere e fame di migliorare, caratteristiche che ha permesso loro di crescere sotto il profilo tecnico/tattico, fisico e soprattutto sul piano mentale.”

Qual è l’arma vincente, secondo te, per la costruzione di un settore giovanile fruttuoso ed efficiente?

“Puntare su progetti che guardino verso il futuro. I tempi mutano, la società cambia in continuazione, i ragazzi di oggi non sono quelli di una volta, la ricerca scientifica applicata allo sport evolve verso nuove frontiere e le nuove tecnologie la fanno da padrone ed è importante che anche il calcio e gli addetti ai lavori siano all’altezza di stare al passo. La proposta di nuovi “ambienti” per proporre il movimento, nuovi ambienti per proposte multilaterali finalizzate e non, che mettano al centro di ogni interesse “il giovane atleta calciatore” al fine di favorire un equilibrio psicofisico. Un approccio bioeticamente corretto dove il ragazzo deve essere padrone della propria motricità e della propria unicità, attraverso la naturale espressione di sé e dei propri talenti.”

Come nasce la tua passione per il calcio?

“Probabilmente è nata il giorno in cui sono nato. Credo che sia iniziata anche prima, mia madre mi dice sempre che nel suo pancione scalciavo in continuazione. A parte gli scherzi, il calcio è sempre stato il motore della mia vita, quella passione incontrollata che arricchisce la mia esistenza, che forse mi ha fatto diventare quello che sono. Ho iniziato a fare il professionista a tredici anni andando lontano da casa, iniziando a giocare a cinque anni, da allora in diversi modi sono sempre stato legato e dipendente dal calcio. Sicuramente il mio papà ha saputo farmi amare questo sport.”

Qual è, secondo te, l’aspetto più importante da trasmettere ai ragazzi?

“Il calcio è la metafora della vita. Lo dico sempre ai miei ragazzi. Quello che oggi siete nel gruppo di cui fate parte, quelli sarete molto probabilmente nella vostra vita futura. Dico a loro questa frase, perché per i giovani il calcio deve essere formazione a 360 gradi, devono apprendere la disciplina umana e sportiva, devono giocare per crescere, attraverso le vittorie e soprattutto attraverso le sconfitte. Devono capire che per ottenere ciò che si desidera e raggiungere i propri sogni bisogna essere pronti al sacrificio, che nel calcio è determinante.”

In cosa bisogna migliorare in Italia per quanto riguarda la valorizzazione dei giovani?

“L’esempio della favola Atalanta è lampante di questo periodo. Società che ha capito benissimo l’importanza del settore giovanile e quello che può rendere. Ovviamente con le dovute proporzioni, tutte le società dovrebbero sforzarsi fortemente ad investire di più sui settori giovanili. Le società purtroppo focalizzano le proprie attenzioni soprattutto sulle prime squadre e spesso questo è causa di fallimenti sportivi ed economici, trascurando fortemente propri settori giovanili ed i propri giovani. Questa è una lacuna evidente del nostro sistema, che dovrà essere colmata perché i giovani saranno coloro che dovranno diventare i calciatori del domani, nelle diverse categorie, saranno loro nel bene o nel male i protagonisti del futuro delle società e del calcio italiano.

Cosa bisognerebbe instaurare, secondo te, per potenziare ancor di più il settore giovanile italiano?

“Gli investimenti strutturali generali di ogni Società saranno determinanti, ma lo saranno molto di più quelle delle risorse umane; sarà indispensabile che tutte le società si avvalgano di tecnici altamente qualificati, specializzati nelle proprie competenze che contribuiscano, con un importante lavoro di squadra, alla costruzione del giovane calciatore.”

Un consiglio ai bambini su cosa fare a casa durante l’emergenza coronavirus?

“Sicuramente è importante non trasferire le nostre angosce ai bambini. Loro assorbono molto le energie sia positive, sia negative di noi genitori. E’ importante tenerli impegnati, evitando di fargli modificare in modo eccessivo le loro abitudini, soprattutto quelle del sonno e dell’alimentazione. Consiglio di cercare di stimolarli sia a livello intellettivo attraverso attività di disegno, di bricolage, di raccolte fotografiche di ricordi etc. e sia attraverso attività motorie generali, facendogli svolgere i cosiddetti giochi da strada, compreso e soprattutto quelli con il pallone. Ovviamente stando a casa!”

Damiano Calabrese

 

Polisportiva Santa Maria, la voce di mister Pirozzi: “L’esordio in B il momento più bello. Palla a terra ed organizzazione”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori, e anche chi fa parte dello staff tecnico giallorosso. Oggi tocca al nostro mister Egidio Pirozzi, allenatore che ha scritto una pagina di storia dei nostri colori con la promozione nel campionato di Eccellenza. I suoi ragazzi occupano momentaneamente il primo posto in classifica del proprio girone di campionato, con un vantaggio di 5 punti sulla Palmese. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria.

“Sicuramente positiva, a prescindere dai risultati parlo proprio come ambiente. Ho trovato un presidente straordinario, e tante persone vicino di spessore.”

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“La forza è stata quella di formane un gruppo di ragazzi dediti al lavoro. Il lavoro fatto nel precampionato sta dando i frutti sperati.”

Come nasce la tua passione per il calcio?

“Da quando cammino ho avuto sempre un pallone tra i piedi , per la nostra fortuna ( parlo della mia generazione) aver vissuto per strada ci ha permesso di appassionarci giorno dopo giorno.”

Qual è il momento calcistico più bello che puoi raccontarci?

“Ne ho avuti tanti per mia fortuna, ma l’esordio in Serie B a San Benedetto con gol è stata una cosa da sogno.”

Cosa ti ha portato a diventare allenatore?

“Sono sempre stato uno che apprendeva sempre, di conseguenza dopo tanti anni sui campi ho proseguito la strada.”

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Sono un pantofolaio, casa e lavoro . Leggo abbastanza.”

Cosa occorre per diventare un buon allenatore?

“Sicuramente conoscenza della materia, avere delle idee e saperle trasmettere. Non basta sapere di tattica , bisogna avere un po’ di tutto, ma sicuramente la cosa più importante è la gestione del gruppo.”

Spiegaci in poche parole in cosa consiste il tuo credo calcistico

“Sono un grande estimatore di Guardiola, quindi prediligo il gioco a terra , tramite organizzazione.”

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione

“Ormai è diventato un dogma. Stiamo a casa per salvaguardare noi ma soprattutto gli altri.”

 

Polisportiva Santa Maria, Masocco: “Per tutti sono un Ninja. Il gruppo è la nostra forza”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Juri Masocco, centrocampista dal curriculum invidiabile per la categoria. Arrivato nel mercato di gennaio, Masocco è entrato facilmente nelle gerarchie di Pirozzi che spesso lo alterna con Simonetti in cabina di regia. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“Una gran bella esperienza. Avevo voglia di stimoli, e credo che vincere un campionato o per lo meno cercare di vincerlo in una cittadina sul mare come Santa Maria è molto stimolante.”

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“Sicuramente il gruppo, prima uomini poi calciatori. Sacrificio, dedizione al lavoro e voglia di migliorare giorno dopo giorno. Poi, ovviamente, c’è anche bisogno di qualità, cosa che di sicuro non ci manca.”

Come nasce la tua passione per il calcio?

“Fin da piccolo. Ricordo che attraversavo un prato, un torrente e mi ritrovavo in un rettangolo di sabbia. Ho iniziato lì.”

Qual è il tuo momento calcistico più bello che puoi raccontarci?

“Non ne ho avuti tanti, però posso dirti l’esordio in Serie C con il Teramo a Mantova e la finale con l’Agropoli contro il Brindisi, anche se non è andata bene. E’ stato comunque bello giocare davanti a una grande e bella cornice di pubblico.”

A quale calciatore t’ispiri?

“Tutti mi chiamano Ninja o Radja, non so se per somiglianza o per caratteristiche. Amo un paio di calciatori, come Ibrahimovic per personalità e forza. Credo che mi avvicini di più a Nainggolan, mi piace molto e starebbe bene in qualsiasi squadra.”

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Il calcio, oltre ad essere un lavoro, è tutto. Vivo per il calcio.”

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Questa situazione spero passi in fretta, stiamo vivendo un incubo. Mi auguro di ricordare tutto ciò come un bruttissimo ricordo, sperando che tutte le persone che stanno lavorando per noi  come dottori, imprenditori e cassieri dei supermercati trovino al più presto quello che serve per uccidere questo virus.”

Polisportiva Santa Maria, Giannella: “Quarant’anni in giallorosso. Il calcio deve trasmettere valori”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori, e anche chi fa parte del settore giovanile giallorosso. Oggi tocca a Domenico Giannella, coordinatore del settore giovanile giallorosso. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria.

“La mia esperienza con questa maglia parte da molto lontano. Tesserato come giovanissimo nella scuola calcio prima, tesserato prima squadra nonché tecnico dopo, oggi referente del settore giovanile. Indosso con orgoglio i colori giallorossi da sempre, eccezion fatta per alcune parentesi, la maglia della Polisportiva è la mia seconda pelle. Ho ricordi indelebili di questa esperienza quarantennale che solo chi ama il calcio può comprendere realmente; posso raccontare migliaia di episodi e aneddoti che hanno arricchito la mia vita attraverso il calcio, e grazie a tantissime persone che hanno fatto parte di questo percorso, molte delle quali caratterizzano ancora oggi la mia quotidianità in quanto amici più di sempre”.

Qual è l’arma vincente, secondo te, per la costruzione di un settore giovanile fruttuoso ed efficiente?

“Sicuramente è necessario avere delle strutture logistiche ed organizzative di buon livello che ti consentano di lavorare con professionalità attraverso il supporto di tecnici altamente qualificati, al servizio dei ragazzi e capaci di trasmettere la passione di uno sport che ha un grandissimo potere aggregante ed educativo. Bisogna creare una mentalità vincente che vada oltre i risultati del campo e che sia spendibile nella vita di tutti i giorni”.

3) Come nasce la tua passione per il calcio?

“Io appartengo a quella generazione non lontanissima per la quale il “Super Santos” era l’unico“status symbols”. Uscire per giocare a calcio era il modo per stare insieme agli amici all’aperto. C’era una partita prima di entrare in classe la mattina, una all’uscita, un’altra dopo aver studiato e un’altra dopo cena. Il calcio era il nostro unico svago, pretesto essenziale per trascorrere in armonia le nostre giornate”.

Qual è, secondo te, l’aspetto più importante da trasmettere ai ragazzi?

“L’aspetto più importante da trasmettere ai bambini più piccoli è quello prettamente ludico dove il gioco, inteso come attività spensierata senza condizionamenti, deve prevalere sempre su qualsiasi altro aspetto; mentre i ragazzi che già svolgono attività agonistica, devono comprendere la forza del gruppo e della sana competizione, credendo fortemente in ciò che si fa attraverso sacrificio e abnegazione. Il tecnico del settore giovanile deve essere l’esempio per i ragazzi , capace di trasmettere, sin da piccoli, l’amore per questo gioco, attraverso il rispetto di tutte le componenti che fanno parte del calcio”.

In cosa bisogna migliorare in Italia per quanto riguarda la valorizzazione dei giovani?

” I giovani in Italia possono migliorare se comprendono che per aspirare a giocare a calcio a certi livelli bisogna sacrificarsi giorno per giorno, essere disposti a privarsi di tanti fattori e libertà che non fanno bene al calcio ma che inevitabilmente sono parte integrante della vita dei giovani”.

Cosa bisognerebbe instaurare, secondo te, per potenziare ancor di più il settore giovanile italiano?

“Per migliorare il settore giovanile, credo che sia necessario rivedere soprattutto gli aspetti di natura tecnica. Le sedute di allenamento dovrebbero essere studiate e organizzate con una didattica adeguata al gruppo squadra, attraverso proposte con obiettivi e contenuti che vanno a determinare la formazione tecnico-tattica e psico-fisica del calciatore. Per questo ogni allenatore deve porsi sempre una serie di quesiti per pianificare un allenamento, andando a costruire esercitazioni che si collegano tra loro e hanno come direzione la continua interpretazione del gioco e la crescita del singolo. Abbandonare la voglia sfrenata del risultato e mettersi al servizio dei ragazzi, rispettandone capacità e competenze”.

Un consiglio ai bambini su cosa fare a casa durante l’emergenza coronavirus?

“In questo periodo stiamo vivendo un momento triste a 360° perciò il mio invito è quello di non abbattersi perché bisogna assolutamente andare avanti senza arrendersi proprio come avviene in una partita di calcio che inizia non a proprio favore. Particolarmente adesso, noi tutti ci stiamo rendendo conto di quanto sia importante stare insieme e nel nostro caso correre dietro a un pallone, magari anche sgonfio ma che ci dia la possibilità di giocare, correre e vivere in maniera libera ogni istante come ogni bambini si merita!”

Polisportiva Santa Maria, Giletta: “Prima volta fuori di casa. Alisson e Buffon due modelli”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Simone Giletta, portiere classe 2002. Giletta, nelle gerarchie di Pirozzi, è il vice di Grieco, ma tutte quelle volte che è stato chiamato in causa ha sempre risposto con grande professionalità. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“Prima volta fuori di casa, ma direi indimenticabile. Fin dal primo momento mi sono trovato bene grazie anche ai compagni, fondamentali e sempre a disposizione.”

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“Secondo me l’arma vincente di questa squadra, come secondo me tutti pensano, è l’unione e la voglia di fare sempre uno scatto in più per il compagno in difficoltà.”

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio c’è fin da piccolo, anche se prima di fare il portiere ho fatto ciclismo. Poi passato in porta non sono più voluto uscire.”

Qual è il tuo momento calcistico più bello che puoi raccontarci?

“Sicuramente sono tutti belli, ma uno in particolare che mi viene in mente è l’esordio in Eccellenza inaspettato, e il campionato regionale vinto con la mia ex squadra a Torino.”

A quale calciatore t’ispiri?

“In campo non mi ispiro a nessuno, però se devo dire due portieri che mi piacciono tanto dico Alisson e Buffon.”

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Quando non calcio un pallone esco con i miei amici o resto in famiglia.”

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Sicuramente come dicono tutti. Restiamo a casa!”

Polisportiva Santa Maria, Konios si racconta: “Grazie a tutti i miei compagni. A 8 anni il mio momento più bello”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Rafail Konios, terzino sinistro greco classe 2001 arrivato a gennaio dal Paylos Melas. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“La mia esperienza con il club è molto positiva, anche grazie a tutti i miei compagni che mi hanno aiutato soprattutto con la lingua italiana e ovviamente anche in campo.”

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“La forza di tutta la squadra è lo spirito di sacrificio nel fare sempre una corsa in più per il compagno in difficoltà.”

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio è nata fin da piccolo quando mio padre mi ha portato a provare questo sport e non l’ho mai più cambiato. Il calcio mi dà emozioni molto forti.”

Qual è il tuo momento calcistico più bello che puoi raccontarci?

“Il mio ricordo più bello è quando all’età di 8 anni sono stato confermato dal Paok Salonicco dopo la settimana di prova.”

A quale calciatore t’ispiri?

“Personalmente non mi ispiro a nessuno, però se devo dire un giocatore dico Marcelo del Real Madrid.”

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Quando non gioco a calcio di solito esco con amici oppure sto con la mia famiglia.”

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Restiamo a casa e tutto tornerà alla normalità!”

Polisportiva Santa Maria, Pellegrino: “Qui sono cresciuto. Nei momenti difficili siamo ancor più gruppo”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca ad Alessandro Pellegrino, attaccante mobile e soprattutto adattabile anche come sterno di un 4-3-3, modulo prediletto da Pirozzi. Pellegrino non un vero e proprio bomber di razza, ma svolge un ruolo determinante affinché si aprano i giusti varchi per gli inserimenti dei suoi compagni. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“E’ un’esperienza molto costruttiva. Mi sta facendo crescere sia come calciatore che come persona per il semplice fatto di essere un gruppo di ragazzi di alto livello che ti fanno dare sempre il 100%”

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“L’arma vincente è proprio il gruppo, perché credo che abbiamo dato prova che nei momenti più difficili, uniti tutti insieme siamo riusciti a superare molti ostacoli durante questo percorso.”

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione nasce proprio da piccolino. A 4 anni già facevo parte della scuola calcio, una passione che viene da dentro innamorato di quel pallone e di quel rettangolo di gioco.”

Qual è il tuo momento calcistico più bello che puoi raccontarci?

“Il mio momento più bello credo sia l’anno in cui con il Faiano riuscimmo a centrare la storica qualificazione ai playoff. Con quella squadra abbiamo scritto una pagina di storia di una società che prima di quel momento non era mai arrivata ad un traguardo come l’Eccellenza!”

A quale calciatore t’ispiri?

“Per me sono 2, perché entrambi fanno un lavoro encomiabile lì davanti. Mi riferisco a Cavani e Benzema!”

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Cerco di mantenermi in forma andando in palestra, e gestisco un ristorante con mio fratello.”

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Credo che tutti abbiamo già detto abbastanza. Non ci sono parole per descrivere quello che sta accadendo in Italia e in tutto il mondo. L’unico messaggio è quello di restare a casa!”

 

Polisportiva Santa Maria, palla ad Itri: “Vincere campionati è emozione pura. Qui è tutto speciale”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca ad Alessandro Itri, difensore centrale inamovibile dal quartetto difensivo schierato da Pirozzi. Itri, dalla sua parte, può vantare anche un’importante mancino che lo rende indispendabile in fase d’impostazione. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“La mia esperienza con la Polisportiva è iniziata due anni fa con la chiamata del direttore Guariglia. Ho parlato anche con il Presidente Tavassi e il Vice Presidente Carrano, inseguito a tutti i componenti della società. Mi è bastato veramente poco per capire che persone fossero, e ho prontamente dato la mia disponibilità al progetto.”

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“Il gruppo è la nostra arma vincente. Tutti si mettono a dispozione dell’allenatore, accettando le scelte per far sì di arrivare all’obiettivo comune. Poi l’organizzazione della società che non ci fa mancare mai niente. Penso che il rispetto dei ruoli è fondamentale in questa categoria.”

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione nasce da piccolino quando andavo a vedere le partite della mia squadra del cuore, la Salernitana.”

Qual è il tuo momento calcistico più bello che puoi raccontarci?

“Ce ne sono tanti, ma quando si vince un campionato è sempre qualcosa che si ricorderà sempre. Ho avuto la fortuna di vincerne due negli ultimi tre anni in Calabria. Spero di vincerlo anche qui a Santa Maria, sperando che si possa continuare e giocare le ultime sette partite. Ce lo meritiamo tutti questo titolo.”

A quale calciatore t’ispiri?

“Il calciatore degli ultimi anni che mi ha impressionato è Sergio Ramos del Real Madrid. Mi piace molto come tipo di difensore.”

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Il tempo libero lo passo con la mia famiglia, con i figli soprattutto dove cerco di dargli l’educazione che ogni genitore può dare ai suoi figli.”

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Il messaggio è sicuramente per medici e infermieri che in questi ultimi giorni si stanno massacrando dal lavoro privandosi di tutto solo per fare andare avanti la Nazione. Spero che tutti noi possiamo uscire fuori da questa situazione al più presto.”

 

Polisportiva Santa Maria, De Sio: “Caparbietà e grinta. La maglia della Nazionale il mio ricordo più bello”

Campionato fermo, allenamenti fermi. Tutto fermo. E noi allora ne approfittiamo per conoscere un pò meglio i nostri calciatori. Oggi tocca a Rosario De Sio, mezzala di centrocampo, esterno basso o alto, insomma un vero e proprio jolly per mister Pirozzi che difficilmente rinuncia alla sua dinamicità. Di seguito, ecco l’intervista integrale:

Raccontaci della tua esperienza con la Polisportiva Santa Maria?

“E’ il secondo anno che faccio parte di questa splendida famiglia, e per me è grande onore. Società fatta di uomini veri e persone sulle quali puoi sempre contare. Per me è motivo d’orgoglio rappresentarla.”

Qual è l’arma vincente, secondo te, di questa squadra?

“L’arma in più è lo spogliatoio. Siamo una grande famiglia e andiamo tutti d’accordo. E’ difficile creare uno spogliatoio così, poi con uno showmen come Landolfi nello spogliatoio è difficile non divertirsi!”

Come nasce la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio nasce da quando ero piccolo. Ho iniziato la scuola calcio a soli tre anni e mezzo, con il gruppo dei ragazzi più grandi di me. Il mister diceva sempre di stare attenti al “piccolino”, però io già a quell’età mi buttavo ovunque tra scivolate e botte!”

Qual è il tuo momento calcistico più bello che puoi raccontarci?

“Il momento calcistico più bello è stato quello di indossare la maglia della Nazionale. Quella credo sia la scena che non dimenticherò mai nella mia vita.”

A quale calciatore t’ispiri?

“Nel calcio mi sono sempre piaciuti Javier Zanetti e Nainggolan. Zanetti per la sua classe e  l’essere leader trascinatore, di migliorarsi sempre. Nainggolan, invece, per la sua cattiveria agonistica, grinta, caparbietà, il non mollare mai su nessun pallone.”

Cosa fai quando non dai un calcio a un pallone?

“Quando non do a calci un pallone coltivo un altro mio hobby che è la palestra, o giocare alla Play Station con i miei amici, o vedere una serie tv su Netflix.”

Il tuo messaggio in un momento così delicato per tutta la nostra Nazione?

“Il messaggio che voglio dare alla nostra Nazione è quello di non mollare, di rispettare le restrizioni che ci sono state date. Solo così possiamo uscire al più presto da questa situazione. Restiamo a casa!”

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